Ieri ho fatto una piccola intervista al mio piccolo cugino. Mio cugino ha nove anni. Va a scuola, naturalmente. La scuola è uno dei suoi mondi. Gli altri due sono la famiglia e gli amichetti. Non è molto diverso da quello che si vive a ventinove anni. Lo osservavo mentre, interrogato, si copriva il viso con le mani, e poi si scostava i capelli dalla fronte liscia. Seduti uno di fronte all’altro, aveva capito che io facevo sul serio, nonostante il tono amichevole e scherzoso. E sul serio mi ha presa. Gli ho chiesto cosa pensasse della valutazione nella sua vita scolastica, se fosse contento dei voti, insomma. Mi ha detto subito: non lo so, perchè io sono molto incerto. Il padre gli ha fatto notare che appena il giorno prima aveva avuto la sua pagella, un trionfo di “Distinto”. Marco prende la vita sul serio, già a nove anni. E’ esigente e preciso. Ha le idee chiare. Il fatto che ad una sola interrogazione sia stato incerto nell’esposizione lo ha condizionato in un senso preciso: lui vuole essere il primo della classe, sempre, vuole essere bravo, se possibile il più bravo. Non vedo insicurezza o traumi nel suo atteggiamento, ma una forte determinazione e una grande pretesa da sé stesso. Mi ricorda me alla sua età. E anche adesso.
