Se potessi in questo istante fermarmi per un attimo, calmare le mie ansie ed esprimere un desiderio, sceglierei di fare un viaggio nel tempo. Un viaggio preciso: un tuffo nel colore del Medioevo.
Assisi 1320 circa. Una scelta bizzarra, vero? eppure sì, io non so che darei per sbirciare tra i ponteggi mentre Pietro Lorenzetti e Simone Martini impastano i colori, facendosi aiutare dai loro “ragazzi di bottega”, sotto l’occhio vigile di cardinali e francescani che trottano intorno.
Assisi 1320 circa. Non un posto qualsiasi. Entro dall’abside, mi dirigo senza esitazione giù, nella basilica inferiore. Nel braccio destro del transetto. Eccolo. Si staglia sulla parete, colpisce l’occhio con energia, attira lo sguardo con forza magnetica.
E’ la Crocifissione di Pietro Lorenzetti. Un’istantanea sulla vita di Cristo scattata da un uomo del Trecento. Sensibiltà estetica, raffinatezza nell’esecuzione e nelle scelte decorative, impostazione scenografica teatrale, capacità narrativa da regista. Prospettiva (sì, nel Medioevo. Prospettiva).

Lo spazio del racconto divide in due il mondo terreno e quello divino. Il Cristo si staglia sopra la folla brulicante di vita, rumore, dolore, confusione, convulsione. Movimento, caos di sguardi e di emozioni. Lance che si incontrano nel vuoto, rumore di zoccoli, soldati agitati. Una Donna sviene.
Sopra di loro, silenzio. Tre corpi di uomini crocifissi emergono dallo sfondo con effetto chiaroscurale, quasi scultoreo. Blu profondo. Cielo intenso. Velluto uniforme, spazio del dolore muto, del movimento armonico, ordinato e preciso, degli angeli, tridimensionali ed eterei quanto basta per squarciare il cielo senza ferirlo con la loro presenza.

Blu profondo trecentesco. Colore del Medioevo. Che darei per tornare indietro nel Medioevo a colori che non c’è. Ne vediamo solo pallidi e sbiaditi riflessi: al posto degli affreschi ora slavati c’erano colori squillanti e vivaci. Rosso, giallo, nero, azzurro. Voglio fare un percorso, un viaggio, alla ricerca e alla scoperta dei colori Medievali a scopo terapeutico: voglio provare la stessa sensazione di benessere che ho provato davanti al Lorenzetti ad Assisi. Ed è un viaggio che consiglio a tutti: grandi e piccoli, appassionati di arte e indifferenti al tema, medievisti e contemporaneisti, matematici e filosofi, studenti entusiasti e vecchi professori pronti a togliere loro l’entusiasmo. A mia madre e a mio padre. Ci vuole più colore nella vita. Forse questa è una delle più importanti lezioni che ci ha lasciato il Medioevo, e ce lo dice ogni giorno, guardandoci negli occhi, quando noi volgiamo lo sguardo verso di lui.


