
nove anni e ventinove.
Giugno 22, 2007Ieri ho fatto una piccola intervista al mio piccolo cugino. Mio cugino ha nove anni. Va a scuola, naturalmente. La scuola è uno dei suoi mondi. Gli altri due sono la famiglia e gli amichetti. Non è molto diverso da quello che si vive a ventinove anni. Lo osservavo mentre, interrogato, si copriva il viso con le mani, e poi si scostava i capelli dalla fronte liscia. Seduti uno di fronte all’altro, aveva capito che io facevo sul serio, nonostante il tono amichevole e scherzoso. E sul serio mi ha presa. Gli ho chiesto cosa pensasse della valutazione nella sua vita scolastica, se fosse contento dei voti, insomma. Mi ha detto subito: non lo so, perchè io sono molto incerto. Il padre gli ha fatto notare che appena il giorno prima aveva avuto la sua pagella, un trionfo di “Distinto”. Marco prende la vita sul serio, già a nove anni. E’ esigente e preciso. Ha le idee chiare. Il fatto che ad una sola interrogazione sia stato incerto nell’esposizione lo ha condizionato in un senso preciso: lui vuole essere il primo della classe, sempre, vuole essere bravo, se possibile il più bravo. Non vedo insicurezza o traumi nel suo atteggiamento, ma una forte determinazione e una grande pretesa da sé stesso. Mi ricorda me alla sua età. E anche adesso.
Qualche volta bisognerebbe provare l’ebrezza dell’impreparazione. Il rischio, l’improvvisazione. I limiti, l’umanità.
Tanto per mettersi alla prova in modo diverso…
Auguri per la tua nuova casetta online.
Già, a prendere la vita troppo sul serio si rischia di rimanere paralizzati per il peso delle responsabilità, non credi? Poi si deve fare il lavoro al contrario e imparare un po’ di leggerezza.
E sì ragazze, avete ragione entrambe. Mi ha fatto impressione rivedere una parte di me in un bimbo così piccolo. Mi è sembrato all’improvviso di dovergli dare una parte della mia voglia di spesieratezza di adesso (che poi è solo una voglia, un desiderio, forse un’utopia….. ma ci sto lavorando, su me stessa, e la mia piccola “nuova casetta online” ne è la prova!).
Le responsabilità aiutano a maturare e a forgiare quello che saremo per sempre. Per questo da piccoli è fondamentale avere un punto di riferimento certo che ti aiuti a dare il giusto valore alle cose, anche giocando. Ma se quando si è adulti di tutto ciò ci rimangono solo le responsabilità e perdiamo il gioco, l’umorismo e la voglia di ridere, allora la vita non può che diventare un’ostinata ricerca proprio di ciò che abbiamo perso crescendo.